martedì 16 giugno 2009

“Ti amo 1 in più dell’infinito...” Autore Paolo Borrometi


“Ti amo 1 in più dell’infinito...”di Paolo Borrometi



“Ti amo 1 in più dell’infinito…” è un romanzo ambientato a cavallo fra la fine dello scorso secolo e l’inizio del nuovo.

La storia d’amore di due giovani ragazzi, Pietro Pluchinotta e Vittoria Di Blasi, nata all’improvviso durante una sera di fine estate, nella punta estrema della Sicilia orientale.

Sampieri, piccolo borgo di pescatori, cittadina della “fabbrica bruciata” (il “Pisciotto”): la lunghissima spiaggia dorata, le dune e il fantastico “mare azzurro”, sono i luoghi nei quali nascerà il loro amore.

Siamo al centro del barocco ibleo, dell’antichissima Contea di Modica, palcoscenico delle avventure del Commissario Montalbano; luoghi di secolari tradizioni e dal fascino immortale.

Né Pietro né Vittoria (…) potevano mai immaginare che quella sera di fine stagione avrebbe rappresentato l’inizio di una storia d’amore travagliata, intensa e, soprattutto, appassionante!

La storia, caratterizzata dai continui tentativi di Pietro di conquistare il cuore dell’amata Vittoria, racconta i “primi battiti” di due adolescenti che “abbracciano” il tormentato-incantevole mondo dell’amore. Cresceranno e affronteranno insieme le prime diverse tappe della loro vita, dalla scuola media alle superiori, dalle feste con gli amici fino agli esordi del mondo universitario.

Non mancheranno di riservare “simpatiche e buffe” sorprese, episodi inimmaginabili, corteggiamenti continui e intriganti frasi d’amore.
La più bella fra queste è il titolo del libro: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”, che ci chiarirà il “massimo della quantità d’amore che si potesse provare…” ed è considerata come il lite motive della loro “love story”.

Questo bel rapporto d’amore avrà, però, una brusca interruzione dopo anni di vita insieme. Faranno seguito, come vedremo, continui tentativi del giovane Pietro di riconquistare l’amata per un sentimento che, in fondo, non morirà mai.

lunedì 15 giugno 2009

Codice rosso-discussioni su sanita' ,medicina e ricerca in Italia


Codice rosso-discussioni su sanita' ,medicina e ricerca in Italia di SAVIGNANO GIOVANNI


Codice Rosso (il segnale di oliassimo pericolo utilizzato dal pronto soccorso degli ospedali) è un percorso dentro la sanità italiana per rendere accessibili a tutti questioni che riguardano tutti: diritto alla salute e disfunzioni nella cura del malato, metodo di gestione della vita e della morte, ricerca scientifica e suo finanziamento, medici e infermieri, posti letto e lunghe attese. Insomma, malasanità e buona sanità oltre i luoghi comuni, con dialoghi piani ed efficaci per far capire e note con tutti i rimandi bibliografici e regolamentari per essere certi che è proprio così, che non è un abbaglio di chi scrive. Il tutto dalla parte dei malati, di tutti i malati ma soprattutto di quelli che nel pianeta politicizzato e sindacalizzato della sanità italiana si possono raccomandare soltanto alla coscienza professionale degli addetti ai lavori. Codice Rosso, alla fine, è anche l'impegno e la speranza che il servizio pubblico più essenziale possa migliorare.

sabato 23 maggio 2009

FRANCESCO D’ASSISI figlio del Dio dalle braccia larghe di Matteo Pugliares




FRANCESCO D’ASSISI

figlio del Dio dalle braccia larghe

di Matteo Pugliares

sabato 31 gennaio 2009

Alla Musa - Ugo Foscolo


Alla Musa





Pur tu copia versavi alma di canto
Su le mie labbra un tempo, aonia Diva,
Quando de' miei fiorenti anni fuggiva
La stagion prima, e dietro erale intanto

Questa, che meco per la via del pianto
Scende di Lete ver la muta riva:
Non udito or t'invoco; ohimè! soltanto
Una favilla del tuo spirto è viva.

E tu fuggisti In compagnia dell'ore,
O Dea! tu pur mi lasci alle pensose
Membranze, e del futuro al timor cieco.

Però mi accorgb, e mel ridice Amore,
Che mal pónno sfogar rade, operose
Rime il dolor che deve albergar meco.

Di se stesso all'amata - Ugo Foscolo

Di se stesso all'amata





Così gl'interi giorni in lungo incerto
Sonno gemo! ma poi quando la bruna
Notte gli astri nel ciel chiama e la luna,
E il freddo aer di mute ombre è converto;

Dove selvoso è il piano e più deserto
Allor lento io vagando, ad una ad una
Palpo le Piaghe onde la rea fortuna
E amore, e il mondo hanno il mio core aperto.

Stanco mi appoggio or al troncon d'un pino,
Ed or prostrato ove strepitan l'onde,
Con le speranze mie parlo e deliro.

Ma per te le mortali ire e il destino
Spesso obbliando, a te, donna, io sospiro:
Luce degli occhi miei chi mi t'ascond

Sogno d'estate - Giosuè Carducci

Sogno d'estate





Tra le battaglie, Omero, nel carme tuo sempre sonanti
la calda ora mi vinse: chinommisi il capo tra 'l sonno
in riva di Scamandro, ma il cor mi fuggí su 'l Tirreno.
Sognai, placide cose de' miei novelli anni sognai.
Non piú libri: la stanza da 'l sole di luglio affocata,
rintronata da i carri rotolanti su 'l ciottolato
de la città, slargossi: sorgeanmi intorno i miei colli,
cari selvaggi colli che il giovane april rifioria.
Scendeva per la piaggia con mormorii freschi un zampillo
pur divenendo rio: su 'l rio passeggiava mia madre
florida ancor ne gli anni, traendosi un pargolo a mano
cui per le spalle bianche splendevano i riccioli d'oro.
Andava il fanciulletto con piccolo passo di gloria,
superbo de l'amore materno, percosso nel core
da quella festa immensa che l'alma natura intonava.
Però che le campane sonavano su dal castello
annunzïando Cristo tornante dimane a' suoi cieli;
e su le cime e al piano, per l'aure, pe' rami, per l'acque,
correa la melodia spirituale di primavera;
ed i pèschi ed i méli tutti eran fior bianchi e vermigli,
e fior gialli e turchini ridea tutta l'erba al di sotto,
ed il trifoglio rosso vestiva i declivii de' prati,
e molli d'auree ginestre si paravano i colli,
e un'aura dolce movendo quei fiori e gli odori
veniva giú da 'l mare; nel mar quattro candide vele
andavano andavano cullandosi lente nel sole,
che mare e terra e cielo sfolgorante circonfondeva.
La giovine madre guardava beata nel sole.
Io guardava la madre, guardava pensoso il fratello,
questi che or giace lungi su 'l poggio d'Arno fiorito,
quella che dorme presso ne l'erma solenne Certosa;
pensoso e dubitoso s'ancora ei spirassero l'aure
o ritornasser pii del dolor mio da una plaga
ove tra note forme rivivono gli anni felici.
Passâr le care imagini, disparvero lievi co 'l sonno.
Lauretta empieva intanto di gioia canora le stanze,
Bice china al telaio seguia cheta l'opra de l'ago.